La Bufaga e il Rinoceronte. Un “organismo” simbiotico come cura

Oltre che in biologia la parola simbiosi la si può intendere in maniera più larga come un’associazione o coesistenza tra elementi diversi legati tra loro. Nasce così uno stretto rapporto, che nella peggiore delle ipotesi rimane convenienza, ma nei casi più rilevanti si presenta come complicità, cura, attenzione all’altro.

Tornando al mondo naturale sicuramente ci sarà convenienza tra due specie in simbiosi, ma ad uno sguardo più attento – e mettendoci anche un po’ di “romanticismo” e antropizzazione dello scenario – si vede che, ad esempio tra la bufaga e il rinoceronte, c’ è scambio di energia, materia, competenze. Potremmo dire che la Bufaga è il miglior amico del Rinoceronte, che si avvale dell’ottimo servizio di vigilanza della bufaga per sfuggire ai suoi nemici: appena il rinoceronte sente il trillo acuto e sibilante dell’uccello amico si mette in allarme, pronto alla fuga, o alla carica. Se non si tratta di cura in questo caso, ditemi voi quale esempio migliore potremmo fare nel mondo sempre più individualista e finalizzato al profitto di noi umani della spaventosa era Elon Musk.

Niccolò Fabi dal canto suo ha scritto una sorta di inno all’ empatia, “Io Sono l’Altro”, canzone che celebra la gentilezza e la comprensione del prossimo (“Sono quello che ti dorme nella stanza accanto. Io sono l’altro. Puoi trovarmi nello specchio. La tua immagine riflessa, il contrario di te stesso”). Scomodiamo anche Franco Battiato con “La Cura(“Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie. Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via”). Questa attenzione alla vita dell’Altro, senza preconcetti, con sguardo disinteressato e guidato dalla speranza è sempre più rara nella nostra quotidianità, e chi riesce a sperimentarla probabilmente ha interpretato il senso della vita secondo la modalità più alta.

La simbiosi in musica si può manifestare in tutti quei casi nei quali i soggetti si sono messi al servizio dell’Altro, rispettandone gli spazi, valorizzandone le abilità e acuendo con stima e partecipazione la sua portata espressiva. A volte il tutto avviene in maniera spontanea ed estremamente condivisa, quando due o più persone si trovano in un momento altamente empatico e tutto sembra correre a grande velocità e in maniera positiva per tutti i soggetti. Il contesto ne giova, i soggetti pure. È il caso dell’allineamento di pianeti in cui si sono trovate coppie famose come Mogol/Battisti o Lennon/McCartney, ad esempio, dove la simbiosi è corrisposta ad una fase di crescita, il passaggio dall’adolescenza alla fase adulta,  dalla working class allo stimolante mondo artistico londinese. Un altro caso potrebbe essere quello tra Nick Cave e Warren Ellis, abbandonati nella forza ispiratrice dei loro paesaggi sonori ora mantrici ora rivelatori dell’Altro, e sicuramente di grande carica emotiva (vedi gli album “Ghosteeen” o “Carnage“).

In definitiva la simbiosi in musica non può che produrre energia e in qualche modo favorire la produzione di stimoli e sicuramente, senza arrivare a parlare di endorfine, non può che fare del bene a tutti i soggetti interessati. Nel caso dell’ arte quindi non ci si limita a favorire, rispettare o dialogare con l’altra parte, ma in qualche modo, per la carica coinvolgente dell’atto artistico, si giunge ad un coinvolgimento del pubblico. Altre persone quindi si sentono in qualche modo condizionate dalla simbiosi in atto, ne vivono le vibrazioni prodotte, ne percepiscono gli intenti, e nel migliore degli scenari, come potrebbe succedere domenica nel nostro tentativo simbiotico, potrebbero (potreste) sperimentare partecipazione, coinvolgimento, cura.

Daniele Nava