Alcuni componenti del collettivo T¥RSO cercano di tracciare in una manciata di dischi le traiettorie sonore dei loro progetti.
Primi fra tutti, “a Ghost, I” e Luca Barachetti con la loro performance DopplerGänger, che esordirà venerdì 11 aprile nell’appuntamento T¥RSO #18 (con Bruno Dorella e Psoas!).

The Gyuto Monks Tantric Choir
Da non musicista, e soprattutto da non cantante, mi han sempre attratto vocalità estreme, dalle urla del black metal, alle estensioni di Diamanda Gàlas. Più recentemente ho scoperto i Phurpa (che ho messo nella prima compilation di T¥RSO), con la loro ricerca dei rituali Bön, quindi del Tibet pre-buddista. Sempre dal Tibet arrivano queste sonorità dissonanti, che percepisco sacre e allo stesso tempo estreme, o forse esterne, fuori dal canone, come ogni buona ricerca del Sacro, dell’Altro, in Alto e in Basso dovrebbe essere.
I monaci di Gyuto, poi, hanno partecipato a molti dischi, a volte orchestrati, a volte new age, ma cercare e ascoltare le loro registrazioni più spoglie e grezze può metterci in contatto con un Sacro Altro, non edulcorato per il gusto occidentale. (“a Ghost, I”)

Prima Materia – La Coda Della Tigre
In Occidente, ho trovato sonorità simili in un disco di Roberto Laneri, scoperto in un folle dj set prima di un ritual di Alos. La copertina del disco è una tavola del “Rosarium Philosophorum”, libro di alchimi caro a Jung (e dalle cui illustrazioni anche Leonard Cohen prese la copertina di “New Skin For The Old Ceremony”). Qui è iniziata la mia ricerca attiva, che mi ha portato a frequentare un primo corso di canto armonico, proprio con Roberto Laneri. (“a Ghost, I”)
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Demetrio Stratos e Lucio Fabbri – Recitarcantando
Eccetto la ricerca sonora in forma di poesia vocale di AdrianoSpatola e Luigi Pasotelli, non ho trovato nessun riferimento a quello che faccio. Non credo perché sia particolarmente originale – semmai, forse, personale. Piuttosto penso di coltivare volutamente una certa ignoranza verso le esperienze vocali altre e estreme perché voglio mantenere una mia “ingenuità”. Non è una questione di presunzione: è che di solito sono un ascoltatore compulsivo e assorbente, mentre questa volta ho voluto provare a fare il contrario. Dunque, indico un disco che trovo all’opposto di quello che provo a fare: tecnica, virilità, ideologia. Cerco di stare da un’altra parte. (Luca Barachetti)
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